Pudore (dal dizionario italiano-olandese)

Quando ho ripreso col karate qui in Olanda, mi è capitato di frequentare delle lezioni con gente di tutte le età, bambini compresi.
Ora bisogna sapere che agli allenamenti di karate ci si presenta indossando il karate-gi, che sarebbe un vestito di cotone grezzo e molto doppio, formato da un paio di pantaloni, una giacca e una cintura.
A meno che non si tratti di versioni moderne con l’elastico, i pantaloni tengono su grazie a dei lacci che si stringono in vita. La giacca, di per sé molto ampia, richiede di essere allacciata tramite due coppie di lacci all’altezza dei fianchi, mentre la cintura si annoda alla vita con un complesso meccanismo di sovrapposizioni e doppi nodi.

È naturale che i giovani allievi, soprattutto ai primi tempi, abbiano qualche difficoltà a indossare il karate-gi. Di solito chiedono aiuto al maestro o a qualche grande che si trova nei paraggi.

A volte, però, capita che gli allievi siano davvero piccoli (tra i cinque e sette anni, per intenderci) e allora la faccenda diventa complicata. Se a quell’età allacciarsi le scarpe può rappresentare un problema insormontabile, figuriamoci cosa possa significare indossare il karate-gi.

Siccome il karate è una disciplina per tutte le età, negli spogliatoi si vedono individui che vanno dai cinque agli ottantacinque anni (o anche più).

Un giorno mi è capitato di vedere una signora che entrava col bambino nel nostro spogliatoio. All’inizio ho pensato che si fosse sbagliata, ma poi ho capito che quello che si stava sbagliando ero io.
Come se nulla fosse, la signora ha fatto sedere il figlio sulla panca, lo ha spogliato e l’ha aiutato a indossare il karate-gi.
La cosa più strana, a mio avviso, è stata l’assenza di reazioni da parte degli altri. Nessuno ha protestato, nessuno ha commentato, nessuno sembrava essersi accorto della donna che aiutava il proprio bambino nel bel mezzo di uno spogliatoio maschile.
Tutti hanno continuato a fare quello che stavano facendo, cioè restare togliersi i vestiti di dosso, restare in mutande e infilarsi dentro a un karate-gi.
Devo dire, giusto a scanso di equivoci, che la signora che accompagnava il putto non era un’esaltata di mente o una guardona, perché nel corso degli allenamenti ho potuto appurare che qualche altra mamma si è aggiunta alla muliebre compagnia.

Anche stavolta, nessuno ha fiatato.
La verità è che, qui in Olanda, a nessuno verrebbe mai di strillare per essere stato sorpreso/a in déshabillé, mentre in Italia basta girare la maniglia di una porta che qualcuno ha dimenticato di chiudere a chiave per farsi distruggere i timpani.

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