Archivi categoria: politica

Monti: tesserino giornalisti in omaggio

Il tesserino di giornalisti, per alcuni, diventa un regalo. Per molti già lo è stato, ma nessuno mai aveva avuto la sfacciataggine di regalarlo in diretta tv. Quel tesserino si riceve secondo le modalità stabilite dalla legge (che evidentemente non è uguale per tutti) e non si dona per accattivarsi le simpatie di un potente che crede nel liberismo e vuole abolire gli ordini professionali. La solita Italia dei leccac… complimenti, presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti (ovvero il donatore): lei sì che è un esempio di grande professionalità, onestà intellettuale e indipendenza dal potere!

3 commenti

Archiviato in freelance, giornalismo, politica

Europei 2008 e il “biscotto”

A una dozzina di ore dagli incontri Italia-Francia e Olanda-Romania, la stampa italiana avverte l’opinione pubblica che i bookmakers danno favorita la Romania e che, di conseguenza, vedono più probabile l’ipotesi “biscotto”, ovvero un accordo tacito tra la nazionale olandese e rumena a scapito di quella francese e italiana.

Gli scommettitori, di solito, ci indovinano, altrimenti farebbero un altro mestiere nella vita. Io, invece, non sono bravo con le scommesse sportive ma qualcosa vorrei pur dirla.

In questo caso è stata valutata la psicologia dell’olandese. Gli olandesi non sono come gli italiani, furbetti dal più piccolo dei quartieri al più grande dei Palazzi, e non amano le cospirazioni. Le cospirazioni sono pane quotidiano per gli abitanti dello stivale, dal tempo dei romani fino ai Comuni e al Rinascimento, quando nobili signori e famiglie potenti erano selvaggiamente in lotta tra di loro per il potere (ancora oggi la situazione non mi sembra particolarmente cambiata).
Le cospirazioni sono pane quotidiano per i francesi (Robespierre, la ghigliottina e la rivoluzione lo confermerebbero).

Ciò che non è chiaro agli scommettitori è che le cospirazioni non sono (più) pane quotidiano per gli olandesi, che in linea di massima sono gente seria, onesta e ligia ai propri doveri. Hanno dichiarato che daranno il massimo nella partita contro la Romania? Hanno lasciato intendere che giocheranno bene, anche a rischio di incontrare nuovamente Italia o Francia in semifinale? Bene, lo faranno.

La mia scommessa, dunque, è che manterranno fede alle loro promesse. L’Olanda non è né una squadra né un popolo che ha voglia di perdere la faccia o rimetterci la reputazione per una partitella al biscotto. Chi non si preoccupa di perdere la faccia, di solito, sono gli italiani, che non si vergognano di mostrare pubblicamente i sotterfugi con cui tentano di truccare le partite del campionato, la borsa e le leggi dello Stato per i propri interessi.

Lascia un commento

Archiviato in olanda, politica, vocabolario italiano-olandese

Lavoro e dignità

Sul Corriere della Sera del 7 giugno 2008 il giornalista Beppe Severgnini scrive che un ragazzo italiano laureato in scienze della comunicazione non accetterebbe mai un lavoro da spazzacamino. La cosa viene detta con un palese sentimento di commiserazione, in quanto Severgnini lascia intendere che il ragazzo farebbe bene ad accettare simili lavori, visto che “non c’è più molto da comunicare” e si rischia di “arrivare a quarant’anni tra contrattini e collaborazioni”.

Vorrei spiegare a Severgnini un paio di cose.

Anzitutto, non è vero che c’è poco da comunicare, visto che si tratta di una attività vecchia quanto l’uomo su questa terra e i mezzi di comunicazione si evolvono con tale rapidità da coinvolgere un numero sempre crescente di soggetti coinvolti. Lui stesso è un comunicatore, e queste cose dovrebbe saperle. Tra l’altro, dovrebbe pure sapere che molti comunicatori di oggi farebbero bene a starsene un po’ zitti, ogni tanto, almeno a giudicare dalle stronzate che dicono.

Secondo, se qualche giovane laureato in comunicazione fatica a trovare un cantuccio presso una redazione o un ufficio dove possa occuparsi di affari inerenti alle sue qualifiche, è colpa di gente ultraraccomandata e politicamente sponsorizzata, possibilmente coi capelli bianchi, che non lascia spazio a giovani più freschi e capaci.

Terzo, i contrattini e le collaborazioni sono la vergogna dell’Italia, che non si preoccupa della stabilità e del futuro dei giovani. Paghe da fame, orari di lavoro elastici (ma sempre a favore del datore), niente ammortamenti per una futura pensione: perché Severgnini, che scrive libri, articoli e tiene in mano il microfono davanti a una telecamera, non parla più ampiamente di queste cose? Perché non ci informa sul precariato con dovizia di particolari anziché parlarci di spazzacamini e della nobile umiltà di chi pratica questa professione?

Quarto, l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Mi pare che una sessantina d’anni fa questo fosse chiaro, tanto da andarlo a scrivere nel primo articolo della Costituzione.
Chi ha tradito lo spirito della Costituzione italiana? Con quali leggi? Come si permette, qualcuno, di affermare che un laureato farebbe meglio a improvvisare una carriera da spazzacamino? Se uno ha studiato, è bene che segua le proprie aspirazioni e svolga un lavoro attinente alle materie su cui si è formato. E’ un diritto sacrosanto di ogni cittadino, trovare un lavoro che lo soddisfi. Se questo non è possibile, ciò è dovuto a chi ha trasformato l’Italia in una nazione sottosviluppata, nella quale non si va avanti per meriti e persino le attività che richiedono cultura, intelligenza, istruzione e preparazione tecnica vengono “assegnate” dai potenti in base alle amicizie.

Ecco come si è ridotta l’Italia: chirurghi politicanti, primari ospedalieri con la tessera di partito, assessori e sindaci con quote e azioni di cliniche private, giornalisti obbedienti, intellettuali di basso rango che predicano lo status quo (l’intellettuale dovrebbe invece porre nuovi problemi, aprire discussioni), scrittori adulatori del potere, imprenditori che sfruttano i dipendenti col beneplacito dei governi, che a loro volta sono fatti da imprenditori, editorialisti che auspicano il ritorno ai mestieri di una volta.

Solo su una cosa Severgnini ci ha visto bene: personalmente, anche se fossi laureato in qualche altra cosa e non in scienze della comunicazione, riterrei offensiva la soluzione di fare lo spazzacamino, e spero che la pensino così tutti i laureati italiani. Non si tratta, come tenterà qualche malizioso, di screditare la figura dello spazzacamino, che come uomo vale quanto un medico. Qui si tratta di tenere alta la considerazione che si ha di se stessi, senza dover accettare per forza dei lavori che sono al di sotto della propria formazione. Gente come Severgnini, gente come il signor Bagli che gli ha scritto una lettera melensa, e gente come i nostri politici che gridano al bamboccione ed esortano a fare lavori manuali anche con la laurea, non fanno altro che attentare alla dignità di chi ha studiato, spesso con sacrifici economici ingenti da parte della famiglia, laddove lo Stato è latitante e non finanzia né gli studi né la ricerca dei suoi giovani.

7 commenti

Archiviato in articoli, politica

Comprare l’informazione

La politica compra spazi pubblicitari su un quotidiano e il quotidiano ringrazia la politica a modo suo, dando spazio in prima pagina alle stupidaggini di chi ha pagato.

E’ il caso dell’Mpa di Raffaele Lombardo e il quotidiano La Sicilia, che il 5 giugno 2008 mostra in prima pagina due manchette elettorali dedicate al movimento autonomista. Pochi centimetri più in basso, lo stesso giornale dedica un titolo di apertura al presidente della Regione Siciliana, che prima terrorizza i lettori avvertendoli del rischio che in Sicilia accada quello che è successo a Napoli con i rifiuti, e poi sollecita la costruzione di dieci inceneritori sull’isola.

La soluzione di Lombardo è eccezionale, in quanto auspica per il popolo siciliano una bella boccata di aria sporca e cancerogena al posto di un’intossicazione per il mancato e corretto smaltimento dei rifiuti.

Per sovrabbondanza, il quotidiano catanese regala a Silvio Berlusconi, amico e alleato politico di Raffaele Lombardo, un editoriale di Tony Zermo (uno che ha la lingua lunga).
Una volta gli editoriali erano scritti da gente seria che costruiva delle analisi politiche attente e scrupolose; oggi quello spazio è occupato da veline suggerite dalla politica e testi di propaganda elettorale.

Lascia un commento

Archiviato in giornalismo, politica

Un amico alle provinciali

Il 15 e il 16 giugno a Siracusa si vota per il rinnovo del Consiglio provinciale. Il candidato a Presidente della Provincia per il centrosinistra è Pippo Zappulla.

A differenza delle elezioni politiche nazionali, adesso è possibile esprimere il voto di preferenza. Questo significa che l’elettore può scegliere il candidato di cui si fida di più, scrivendo il nome di chi desidera votare.

Un mio caro amico ha deciso di mettersi in prima linea e candidarsi, aspirando al ruolo di consigliere provinciale. Si tratta del professor Paolo Giansiracusa, architetto, docente ordinario di Storia dell’Arte all’Accademia di BB. AA. statale di Catania e docente, a Siracusa, presso la Facoltà di Architettura facente capo all’Università di Catania.

Malgrado abbia alle spalle brillanti esperienze come assessore comunale, assessore provinciale e presidente dell’ente provinciale preposto allo sviluppo del turismo, non è un politico di professione, ma un intellettuale prestato alla politica. La sua conoscenza del territorio e della storia della nostra provincia è un punto di partenza fondamentale per cercare le soluzioni giuste ai numerosi problemi che affliggono questo territorio. In più, le sue scorse battaglie dimostrano anche una sensibilità non indifferente ai temi dell’ecologia, dell’ambiente e del patrimonio naturalistico.

I migliori auguri a Paolo!

Lascia un commento

Archiviato in politica

Parlare la lingua dell’ignoranza

Quando arrivai la prima volta in Olanda, per motivi di studio, ricordo che fui colpito dalle cassiere. Non (solo) perché erano bionde e belle, ma soprattutto perché erano sorridenti e gentili.

Intanto salutavano ogni cliente man mano che la fila, rigorosamente rispettata, procedeva ordinata. Poi mi ripondevano in inglese senza difficoltà (in Olanda le cassiere, parlano l’inglese meglio di qualunque ministro della Repubblica Italiana, anche se in teoria un ministro ha studiato di più e dovrebbe avere una visione più internazionale di una cassiera). Infine non sembravano infastidite dal fatto che io, straniero, mi rivolgessi a loro ignorando la loro lingua madre e dando per scontato che “dovessero” capirmi.

Il particolare più interessante, tuttavia, veniva al momento di dare il resto. Aspettavano che tendessi la mano, e sul mio palmo riponevano le monete. Diciamoci la verità: anche se noi italiani ci abbiamo fatto l’abitudine, gettare il denaro sul bancone somiglia al gesto di pagare una prostituta con disprezzo.

A conferma di quanto diversa sia l’Italia da qualsiasi altro paese civile, ho trovato di recente un articlo su La Sicilia. Inutile dire che sottoscrivo pienamente tutto quello che contiene, in quanto sono stato spesso testimone di simili episodi.

Che sia forse il caso di ripensare all’educazione partendo proprio dalle lingue straniere?

Photobucket


1 Commento

Archiviato in articoli, olanda, politica

L’inno degli italiani che vivono all’estero

Lascia un commento

Archiviato in olanda, politica