Nel NiJu Kun, le venti regole che costituiscono una sorta di manifesto spirituale del Karate, il maestro Funakoshi scrive “Kata wa tadashiku jissen wa betsu mono” (Il kata è perfezione dello stile, la sua applicazione è qualcosa d’altro).
Il kata, dunque, è la forma che per un attimo si svuota del contenuto, è energia pura che rimane volutamente inapplicata, è un’occasione per raggiungere quella precisione e quella perfezione che sono impossibili da ottenere nel combattimento reale.
Il kata Empi significa letteralmente “volo di rondine”. Gli alti e i bassi, le pause in sospensione e le repentine picchiate imitano – e traggono da questo animale – gli insegnamenti di agilità e opportunità.